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John Horgan LA FINE DELLA SCIENZA 1998, Adelphi Edizioni

La fine della Scienza é un bel libro del giornalista John Horgan, edito da Adelphi, uscito ormai oltre un decennio fa, ma ancora attualissimo per il tema che affronta. Il titolo, deliberatamente non dubitativo, induce il lettore alla tesi provocante e in qualche modo sorprendente che la scienza, dopo le straordinarie e rivoluzionarie scoperte scientifiche del secolo scorso, si stia avviando verso una strada di progresso ormai marginale e settoriale. Se chiedete a uno scienziato qualunque se la Scienza stia finendo o comunque sia in declino, molto probabilmente la risposta sarà negativa con l’argomentazione semplicistica che non si finisce mai di imparare, che ci saranno sempre nuove teorie che confuteranno quelle esistenti e con la presunta prova che nel passato, come al termine dell’800, ci sono stati momenti analoghi all’attuale, ma poi arrivarono i terremoti scientifici della teoria della relatività, della meccanica quantistica, della struttura del DNA e altri ancora. Il merito di John Horgan è stato quello di non aver posto la domanda a scienziati qualsiasi, ma di averlo chiesto alle menti più raffinate e più speculative nei vari campi di ricerca: da Popper a Feyerabend per la filosofia, da Glashow a Witten per la fisica, da Hawking a Hoyle per la cosmologia, da Dawkins a Gould per la biologia evoluzionistica, da Wilson a Geertz per le scienze sociali, da Crick a Penrose per le neuroscienze, da Bak a Prigogine per la scienza della complessità, e a tantissimi altri scienziati, senza tralasciare quello scienziato forse unico per capacità, versatilità e personalità che risponde al nome di Gell-Mann. Certamente il quadro complessivo che emerge è che alle tantissime domande, si sono trovate delle risposte solide e soddisfacenti, come per esempio il Modello Standard delle particelle elementari che sta resistendo da diversi decenni a tutte le prove sempre più stringenti e complesse che i fisici hanno messo in opera nei più grandi laboratori del mondo. In alcuni campi scientifici, la “Risposta” finale è stata essenzialmente raggiunta. Certamente è stato cosi per esempio nel caso della chimica dove dopo i modelli fisici degli atomi e degli orbitali molecolari, il legame chimico fra gli elementi è stato compreso in maniera praticamente esaustiva. Del resto, una volta scoperta l’America o trovate le sorgenti del Nilo, queste non si possono scoprire una seconda volta. Il libro di Horgan affronta quindi con i vari scienziati, la questione di quanto vicine siano le sorgenti di ogni filone scientifico e le risposte sono spesso sorprendenti e a volte discordanti. Si lascia al lettore la curiosità di dedurre se per esempio per gli interpellati, la fisica sia essenzialmente arrivata dopo un lungo percorso al suo lago Vittoria o se magari con i nuovi e i prossimi risultati di LHC, Horgan si sentirà in dovere di scrivere un appendice al suo libro. Nel caso della fisica si prospetta l’ipotesi che la “Risposta” finale e unificante potrebbe anche non essere raggiunta per il limiti di energia e di dimensioni sperimentali quasi insuperabili a cui sono ora arrivati gli scienziati. Il sospetto più che fondato è che l’autore parteggi per l’affermazione contenuta nel titolo del suo libro e che i condizionamenti politici ed economici alle limitazioni attuali alle ricerca di base non siano la causa come spesso gli scienziati lamentano, ma l’effetto della riduzione della spinta propulsiva della ricerca pura e speculativa. In questo caso la fine della scienza sarebbe paradossalmente arrivata, non per oscurantismo religioso, per disinteresse sociale o per speculazione filosofica come spesso avvenuto nel passato, ma per una sorta di suicidio dovuto al proprio successo e all’incredibile sviluppo tecnologico che la scienza ha generato e che ora è divenuto l’interesse primario della società. Al di là delle problematiche contenute nelle domande e nelle risposte, il libro ha un altro interessante piano di lettura che consiste nel ritratto che l’autore fa dei vari scienziati intervistati, spesso nel loro ambiente familiare o casalingo. Queste eccelse supermenti vengono quindi ritratte umanizzandole con la descrizione della loro personalità, della loro gestualità, delle loro passioni, delle loro psicosi. Accostandosi a questi grandi scienziati, si trova un grande insegnamento anche per coloro che sono o si sentono lontani dalla scienza e dalla sue problematiche: quello che non dovrà mai avere fine è l’approccio scientifico dell’essere umano, inteso come attitudine euristica e gnoseologica. In conclusione, un bel libro da leggere, ma con il suggerimento di aggiungere un punto interrogativo al titolo.

(Marzo 2013: SxT-libroalmese)/Nicola Bianchi