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IL FISICO CHE VISSE DUE VOLTE
I giorni straordinari di Lev Landau, genio sovietico
Fabio Toscano

I fisici – si sa – hanno fama di essere stravaganti e bizzarri. Un po’ genii un po’ folli vivono nelle loro speculazioni, lontani dai drammi e dalle beghe del vivere sociale. La biografia del fisico russo Lev Landau, ricostruita da Fabio Toscano, racconta però una storia molto diversa, che qualche dubbio sul ‘felice isolamento’ degli scienziati – ovunque e in ogni epoca – dovrebbe indurlo. Aldilà infatti degli aspetti eccentrici ed anticonformisti dell’ ‘ultimo fisico enciclopedico’, il racconto di Toscano restituisce la figura a tutto tondo di uno scienziato e di un uomo, la cui vicenda è più che mai condizionata e intrisa degli eventi che accadevano ‘là fuori’ nel suo tempo. Landau cresce e studia, mentre la rivoluzione bolscevica segna profondamente la storia del XX secolo. Si professa marxista, fiducioso a che il nuovo assetto politico e sociale della Russia favorirà uno sviluppo rapido e libero delle idee della scienza e in special modo delle rivoluzioni della fisica. Non ancora trentenne è protagonista di una rapidissima carriera accademica e grazie ai suoi successi scientifici diventa una stella del firmamento della fisica mondiale. Con l’avvento di Stalin però il geniale teorico della superconduttività deve confrontarsi con le intrusioni dell’onnipresente apparato statale. La resistenza ai tentativi di imbrigliare la libera e imprevedibile evoluzione del pensiero scientifico in un improbabile ‘materialismo dialettico’ della natura, costerà una durissima persecuzione a Landau e ai suoi colleghi e allievi. Così alcuni dei più brillanti fisici sovietici di quella generazione furono imprigionati per decenni nei Gulag o morirono giustiziati ancora giovanissimi. Allo stesso Landau fu proibito di uscire dai confini russi e nel 1938 venne infine arrestato. Saranno le pressioni delle maggiori personalità della fisica internazionale e sovietica, a convincere il regime a non privarsi del contributo prezioso di una mente di quel calibro per lo sviluppo scientifico e tecnologico del Paese. Tornato in libertà, il grande fisico produrrà infatti la celebre teoria della superfluidità dell’Elio. Negli anni successivi dovrà partecipare controvoglia al programma atomico sovietico fino alla morte di Stalin, di cui – dirà - ‘ho intimamente gioito’. Purtroppo però anche in seguito continuò il divieto - dolorosissimo per uno scienziato del suo livello - di viaggiare fuori dall’URSS, fino al premio Nobel del 1962. La fisica, in particolare quella quantistica, rappresentava per lui “uno dei più grandi trionfi dell’uomo”, che con essa è capace “di capire le cose che non arriva a immaginare” grazie a una vivacità e libertà di pensiero assolute. Landau ne ha scontato - in modo emblematico- le conseguenze in tutta la sua vita. Ma non si può dire ne sia uscito sconfitto.

(dicembre 2012: SxT-libroalmese)/Vincenzo Napolano

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