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Amaldi, Edoardo

amaldi copertinaEdoardo Amaldi nasce il 5 settembre 1908 

:: Biografia della rubrica “Vita da genio” a cura di Chiara Oppedisano

Questa è la storia di uno dei ragazzi di Via Panisperna, il più giovane (almeno fino all’arrivo di Bruno Pontecorvo), ma forse quello che più è riuscito a mantenere viva l’eredità di quell’esperienza unica iniziata tra le mura del famoso Istituto di Fisica. Sicuramente colui a cui più dobbiamo se nel dopoguerra l’Italia riuscì a risollevarsi dall’isolamento culturale e scientifico e rimanere all’avanguardia nel panorama della ricerca internazionale, ricoprendo il prestigioso ruolo riconosciuto al nostro Paese.


Edoardo nasce a Carpineto Piacentino il 5 settembre del 1908, figlio di Ugo Amaldi, professore universitario di Analisi meccanica e Meccanica Razionale, e di Luisa Basini. La famiglia si spostava a seconda degli incarichi ricoperti del professore, fu così che Edoardo concluse il liceo a Roma e nel 1926 si iscrisse alla facoltà di Ingegneria.
 Nel 1925 la famiglia Amaldi, amante della montagna, si trovava in vacanza sulle Dolomiti, meta allora molto in voga tra i matematici e i fisici italiani, tra i quali Enrico Fermi, allora docente di Meccanica Razionale e Fisica Matematica a Firenze.

Edoardo ebbe così occasione di conoscere Fermi; durante le lunghe passeggiate in quota e i giri in bicicletta Edoardo sentì per la prima volta parlare di meccanica quantistica e ne rimase profondamente affascinato. Probabilmente anche per questo al termine del secondo anno di ingegneria Edoardo raccolse l’appello del professore del suo corso di fisica, Orso Mario Corbino, direttore dell’Istituto di Fisica di Via Panisperna dove a quel punto lavoravano e Franco Rasetti, fatto ai suoi studenti per passare agli studi in fisica. Con lui scelsero fisica altri due brillanti studenti: Emilio Segrè ed Ettore Majorana.
In Via Panisperna Edoardo ebbe l’opportunità di partecipare attivamente alle ricerche del gruppo guidato da Fermi e Rasetti. Si laureò nel luglio del 1929, lo stesso giorno di Ettore Majorana, con una tesi sull’effetto Raman, suo relatore era Franco Rasetti. 


Una volta assolti gli obblighi militari, Edoardo si recò a Lipsia da Peter Debye dove lavorò sulla diffrazione dei raggi X nei liquidi. Rientrato a Roma in qualità di assistente di Corbino, inizialmente continuò gli studi sulla spettroscopia atomica per poi dedicarsi con Enrico Fermi e tutto i suo gruppo agli esperimenti sul nucleo, ricerche che resero noti in tutto il mondo scientifico i “ragazzi di Via Panisperna” grazie alle indiscutibili capacità e al raro affiatamento. Fermi, Rasetti, Segrè, Amaldi, e poi Pontecorvo e D’Agostino prendevano attivamente parte a tutte le fasi dei loro esperimenti: dai calcoli preliminari, ai quali Fermi dava sicuramente un grande contributo, alla preparazione delle sorgenti radioattiva, il radio, assicurato dal provvidenziale aiuto di Giulio Cesare Tabacchi che “bofonchiando e brontolando”, come racconterà in seguito Amaldi, lo procurava dall’Istituto Superiore di Sanità, e dei campioni di elementi da irradiare. Spesso i fisici costruivano da sé la strumentazione necessaria: dalle parti meccaniche fatte al tornio alle parti in vetro, cimentandosi come soffiatori per costruire le piccole che contenevano i campioni da irradiare.

amaldi fig 00001I ragazzi di via Panisperna. Da sinistra: Oscar D'Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi.


Nel 1937 è chiamato a ricoprire il ruolo che era stato di Mario Orso Corbino, deceduto all’inizio di quell’anno, alla cattedra di Fisica Sperimentale dell’Università di Roma, dove Edoardo rimarrà per 41 anni.

Nel 1938, oltre agli esigui stanziamenti di fondi per la ricerca in Italia, le leggi razziali promulgate dal regime fascista rendono impossibile la continuazione delle esperienze di Via Panisperna. Fu cosí che Fermi dopo il viaggio a Stoccolma per ritirare il premio Nobel si stabilì negli Stati Uniti, Segrè rimosso dalla cattedra a causa delle sue origini restò a Berkeley, Rasetti scelse invece di trasferirsi in Canada. Nel 1939 Edoardo, molto preoccupato per l’evolversi dei fatti in Europa, inizia a pensare a un possibile trasferimento negli Stati Uniti; per questo organizza un viaggio proprio negli USA. Ma il 1 settembre 1939 quando giunge a Salt Lake City lo accoglie la notizia dell’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche. Il 4 ottobre Edoardo si imbarcò nuovamente per tornare dalla moglie Ginestra in dolce attesa e dai due figli che lo aspettavano in Italia.

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Enrico Fermi (a sinistra) ed Edoardo Amaldi (a destra) durante l’ultima e forse ancora spensierata vacanza trascorsa insieme sulle amate montagne nell’estate del 1938.

 

Nel 1940 l’Italia entrò in guerra ed Edoardo fu richiamato alle armi e inviato in Africa Settentrionale. L’Università di Roma riuscì a richiamarlo dopo sei mesi. Tornato al suo lavoro Edoardo fu colto da un profondo dilemma: continuare la ricerca sperimentale sulla fissione dell’uranio – alla quale si sapeva stessero assiduamente lavorando gli scienziati tedeschi e quelli “profughi” in America – significava poter essere costretti a lavorare ad armi di distruzioni di massa che sarebbero cadute in mano ai nazi-fascisti. Edoardo e i suoi collaboratori decisero quindi di abbandonare le ricerche sulla fissione e di dedicarsi ad altri campi. Nel luglio del 1943 gli alleati bombardarono lo scalo ferroviario di San Lorenzo situato vicino all’Università, sulla quale caddero oltre 80 bombe (l’Istituto di chimica fu gravemente danneggiato). Alcune delle attrezzature sperimentali dell’Istituto di Fisica furono quindi trasferite prima a casa Amaldi e poi trasportate su un carretto negli scantinati del Liceo Virgilio, considerato più sicuro per la sua vicinanza alla Città del Vaticano. Marcello Conversi e Oreste Piccioni avevano iniziato un esperimento per misurare la vita media di una particella proveniente dai raggi cosmici, inizialmente denominata “mesotrone”. Seppure durante un’occupazione e in uno scantinato (condiviso con armi e un radio trasmettitore, costruito da Conversi  e Piccioni, dei gruppi anti-fascisti), quindi in uno stato di isolamento dal punto di vista scientifico, l’esperimento di Conversi, Pancini (ricongiuntosi al gruppo alla fine della guerra che lo aveva visto comandante di una brigata partigiana nel Nord Italia) e Piccioni produsse risultati che, annunciati alla comunità scientifica internazionale nel 1947, diedero inizio alla fisica sperimentale delle particelle elementari.

Nel dopoguerra Amaldi si occupò della ricostruzione dell’ambiente scientifico italiano, cercando di ripristinare il prestigio della scuola di fisica italiana. Gli fu offerta una cattedra negli Stati Uniti, a Chicago dove avrebbe potuto riunirsi con Enrico Fermi, oltre a garantirsi adeguati fondi per le sue ricerche, ma rifiutò (anche per l’opposizione della moglie al trasferimento oltreoceano). Amaldi dichiarò in seguito «Restando in Italia avrei potuto contribuire alla conservazione di una forma di cultura, molto probabilmente assai più utile di quello che avrebbe potuto essere il mio contributo scientifico al grandissimo fiume di ricerche negli Stati Uniti». E infatti la sua scelta permise alla fisica italiana di risalire la china lungo la quale era tristemente scivolata. La ricerca in Italia nel dopoguerra era priva di risorse finanziarie e si orientò quindi verso i raggi cosmici, una sorgente “naturale” di particelle che non necessitava di costi aggiuntivi per la costruzione di acceleratori. Nel 1946 Amaldi si prodigò per far ripartire la ricerca: riuscì a ottenere fondi da FIAT, OLIVETTI, SNIA, Comune di Milano, Ente Metano e da privati per contribuire alla realizzazione di un laboratorio per i raggi cosmici sul Cervino, il laboratorio “Testa Grigia”, stipulò una convenzione tra Università di Roma e CNR per istituire un Centro di Studi di Fisica Nucleare e Particelle Elementari, tornò con convinzione a riproporre al Governo Italiano una vecchia richiesta di Fermi per la costruzione di un ciclotrone. Dal 1948 iniziò il controesodo di molti dei fisici costretti a fuggire all’estero negli anni delle persecuzioni e della guerra.

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Edoardo Amaldi (sinistra) con Gilberto Bernardini (centro) e Ettore Pancini (destra) al laboratorio della Testa Grigia.

Nel 1951 Gustavo Colonnetti, presidente del CNR, Amaldi e Gilberto Bernardini (che fu il primo presidente) decisero di dare vita a un istituto che si occupasse specificatamente di ricerca fondamentale in fisica nucleare. L’8 agosto di quell’anno nacque l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, INFN, che allora coordinava l’attività scientifica di tre sezioni: Roma, Padova e Torino. I limiti economici e politici dell’ambiente italiano restavano comunque evidenti. Dopo essere stato al laboratorio Testa Grigia un fisico di quel periodo affermò: «Non avevo mai visto tanta ricchezza intellettuale e tanta povertà economica in così poco spazio». Amaldi comprese che l’unica soluzione praticabile era quella di creare un laboratorio europeo per la fisica delle alte energie e divenne uno dei protagonisti della nascita del CERN, European Organization for Nuclear Research. Nel 1957 entrò in funzione il SincroCiclotrone che accelerava particelle a 600 MeV. Nel frattempo l’INFN decise di realizzare un acceleratore in Italia, compatibilmente con le risorse disponibili, che si proponesse obiettivi diversi e complementari a quelli del CERN. Fu realizzato a Frascati un elettrosincrotrone, messo in funzione nel 1959. amaldi fig 00004

Da sinistra a destra: Pierre Auger, Eduardo Amaldi e Lew Kowarski, furono tra i principali promotori dell’esigenza di un laboratorio europeo per la ricerca in fisica nucleare e delle particelle, padri fondatori del CERN.

Alla fine degli anni Cinquanta, la corsa allo spazio tra USA e URSS era al culmine. Amaldi fu tra i primi a lanciare l’idea di una collaborazione europea, riproponendo il modello che aveva funzionato nella creazione del CERN. Nel 1964 nacque la European Space Research Organization (ESRO), che in seguito divenne l’agenzia spaziale europea, European Space Agency (ESA). Edoardo Amaldi fu direttore del Centro di Fisica Nucleare del CNR, presidente del Comitato Scientifico dell’Euratom, presidente dell’INFN, Presidente dell’Unione Internazionale di Fisica Pura ed Applicata, primo segretario generale del CERN, presidente dell’International School On Disarmament And Research on Conflicts, presidente dell’Accademia dei Lincei. Nonostante i suoi numerosi incarichi amministrativi e organizzativi di prestigio internazionale, non trascurò mai la sua attività di docente e il cruciale compito di iniziare le nuove generazioni di studenti alla fisica che lui tanto amava. È sempre stato ricordato dai suoi studenti per le lezioni chiare e appassionate, per la disponibilità e per la sua semplicità. Con la moglie Ginestra scrisse diversi libri di testo per le scuole superiori, utilizzato negli anni da milioni di studenti. Non si fermò mai a guardarsi indietro, appagato di quel che conosceva o che aveva fatto, ma contribuì sempre in prima persona all’evolversi della ricerca, seguendo con passione i nuovi quesiti e le sfide alle quali la fisica cercava di trovare una risposta sperimentale.

Dal 1971 iniziò ad esempio a occuparsi di onde gravitazionali, dimostrando una grande apertura ai nuovi campi della fisica: un’avida sete di conoscenza, appresa dal suo amico e maestro Enrico Fermi. Il 5 dicembre del 1989 Edoardo Amaldi aprì un congresso all’Accademia dei Lincei, della quale era allora presidente, come sempre si recò nel suo ufficio per uscirne a mezzogiorno e tornare a casa a pranzare con la moglie Ginestra. Fu colpito da un ictus letale mentre si trovava in ascensore.

Il ricordo del fisico, che molto probabilmente più di tutti ha contribuito a costruire solide fondamenta per la ricerca nel nostro Paese, lo lasciamo a una delle sue grande passioni, la montagna, e a una frase dell’amico matematico Castelnuovo sull’audace alpinista. Rientrando da una gita in montagna con Edoardo, Castelnuovo disse al padre Ugo: «L’anno prossimo mi dica dove Edoardo va in montagna. Così io vado da un’altra parte!».

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Edoardo Amaldi sulla cresta del Lyskamm, Monte Rosa, nell’agosto 1932.

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