di Branchini

La struttura su grande scala dell’Universo rappresenta una preziosa miniera di informazioni sia per la Cosmologia sia per la Fisica Fondamentale. Attraverso la sua analisi, come abbiamo visto, è possible verificare la validità della teoria della Relatività Generale nonchè di rivelare la presenza e definire l’eventuale natura di componenti esotiche ma potenzialmente fondamentali, come l’energia oscura. Ma questo non è tutto. Lo studio della distribuzione spaziale delle galassie consente, tra le altre cose, di vincolare le proprietà della materia oscura, altra componente da comprendere, e di porre dei limiti sulle masse dei neutrini, che sono complementari rispetto a quelli ottenuti da esperimenti in laboratorio o attraverso l’osservazione dei neutrini solari.

Tutte queste motivazioni scientifiche giustificano i forte interesse della comunità Astrofisica verso surveys di galassie sempre più estese e profonde attraverso le quail si possano quantificare le proprietà della struttura a grande scala dell’Universo con sempre maggiore accuratezza. Grazie alle "redshift surveys" attuali è stato possibile osservare circa 2 milioni di galassie in poco meno dell’1% dell’Universo osservabile. Le surveys di prossima generazione permetteranno di incrementare di circa un fattore 10 il numero di oggetti osservati e di un fattore ancora maggiore il volume effettivamente esplorato. Tutto questo richiederà un notevole sforzo economico, tecnologico e scientifico che potrà essere compiuto solamente grazie a grandi collaborazioni internazionali.

In tutto ciò l'Italia e l’Europa avranno un ruolo di primissimo piano grazie alla missione missione spaziale Euclid icona_linkesterno. Essa permetterà di condurre la prima "redshift survey" di galassie dallo spazio al doppio scopo di tracciare la struttura a grande scala dell’Universo e di sfruttare il fenomeno delle lenti gravitazionali. Il tutto in un orizzonte temporale di una decina di anni.




 

 

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