Come funziona l'adroterapia?

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Gli "Adroni" - usati nella terapia - sono nuclei di atomi che, portati ad alta energia da una potente macchina acceleratrice, sono lanciati come proiettili in grado di danneggiare tessuti malati in massima parte alla fine del loro corso nel corpo del paziente, in corrispondenza del tumore.

scienzapertutti_adroterapia_bersaglio_tumoraleIl bersaglio tumorale

L'adroterapia era stata inizialmente indicata per i tumori localizzati nella base cranica, sul fondo dell'occhio e lungo la colonna vertebrale. Recentemente, i tumori pediatrici, i tumori del sistema nervoso centrale, della prostata, del fegato, dell'apparato gastroenterico e del polmone sono stati trattati con successo con tale trattamento.

scienzapertutti_adroterapiaAdroterapia

Un fascio di adroni carico rilascia la maggior parte della sua energia distruttiva (in rosso) sul bersaglio. La dose al tumore può essere quindi molto elevata mentre i tessuti sani vengono risparmiati.

scienzapertutti_radioterapia_raggi_xRadioterapia con raggi X

I raggi X rilasciano soltanto parte dell'energia sul tumore e coinvolgono anche i tessuti sani. La dose non può essere altrettanto elevata. Per aumentarla, e meglio controllare il tumore, si usano molti fasci di raggi X incrociati (IMRT = Intensity Modulated Radiation Therapy).

I vantaggi

L'adroterapia con protoni e ioni carbonio, rilasciando la dose al tumore con gran selettività, reca meno danni ai tessuti sani circostanti rispetto alla radioterapia con raggi X. Questa proprietà è particolarmente importante nei casi in cui il tumore è localizzato presso organi vitali che non devono essere irradiati.

Inoltre uno ione carbonio rilascia, in ogni cellula traversata, un’energia circa ventiquattro volte maggiore di quella rilasciata da un protone. Per questo gli ioni carbonio hanno sulla maggior parte dei tessuti una maggiore efficacia biologica dei protoni (e dei raggi X) nell’uccidere le cellule “radio resistenti” che si trovano alla fine del loro percorso, ove si trova il bersaglio tumorale.

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