Cartesio Renato

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 Biografia estratta da http://www.dipmat.unipg.it a cura di Umberto Bartocci 

(1569-1650) Poco più di quattrocento anni fa, esattamente il 31 marzo 1596, nasceva a La Haye, in Turenna, Rene’ Descartes, latinizzato in Renato Cartesio, il filosofo che in misura maggiore di ogni altro seppe nel suo itinerario di pensiero interpretare positivamente la reazione rinascimentale nei confronti dell'eredità del sapere antico, cercando di armonizzare le istanze razionalistiche del "moderno" con la concezione sacra del mondo che dal "passato" proveniva. Alla fine dell'inverno del 1604 fu fatto entrare dal padre Joachim, magistrato, consigliere al Parlamento di Rennes, nel collegio gesuita della Fleche, dove restò fino al mese di agosto del 1612, guadagnandosi la stima di tutti i suoi maestri. Fu durante il corso degli studi in questo istituto, dove imparò a conoscere le lingue classiche, la filosofia e la matematica, che si propose di dedicare l'intera vita "a coltivare la propria ragione, e a cercare la verità di ogni cosa".

Nella primavera del 1613 il padre lo mandò a Parigi, con l'intenzione di avviarlo al servizio delle armi dove si immerse nuovamente nei suoi studi, fino a che nel 1617 decise di entrare nell'esercito, partendo alla volta dell'Olanda, allora alleata della Francia contro la Spagna, nel mese di maggio dello stesso anno. Fu a Breda, dove era stanziata la sua guarnigione, che fece la conoscenza del matematico Isaac Beeckman, con il quale restò in contatto per tutto il resto della vita. È a questo periodo che risalgono le sue prime opere giovanili, tra cui un trattato in latino sulla musica. Desideroso di nuove esperienze, nel luglio del 1619 si recò in Germania, entrando, sempre come "gentiluomo volontario", nell'esercito del Duca di Baviera. Cominciava a fissare i principi del suo "sistema", osservando come il sapere delle scuole risultasse meno vicino alla verità' di quanto non lo fossero "i semplici ragionamenti che può fare spontaneamente un uomo di buon senso riguardo alle cose che si offrono alla sua attenzione". Fu allora che decise di sbarazzarsi di tutte le nozioni acquisite, con l'intenzione di recuperarle eventualmente solo dopo "averle controllate e ordinate secondo le esigenze della ragione". Nel luglio del 1621 lasciò definitivamente il servizio nell'esercito, e dopo soggiorni più o meno lunghi in diverse località europee fece ritorno a Rennes nel marzo del 1622. Nel 1623 tornò a Parigi, dedicandosi agli studi sulla "Mathesis universale", sulla morale e sulla fisica. Vendette la maggior parte dei beni ereditati dalla madre, e decise di rimettersi in viaggio per l'Europa, arrivando fino a Roma.

Tornato di nuovo a Parigi nel 1624, vi rimase fino al 1628, quando decise di "ritirarsi" in Olanda, per "assicurarsi una solitudine perfetta in un paese moderatamente freddo dove non fosse conosciuto".Arrivò ad Amsterdam nel marzo del 1629, e in Olanda rimase per più di vent'anni, cambiando spesso domicilio allo scopo "di poter mantenere il proprio isolamento", e "rimanere il più possibile nascosto". Volle dare inizio ai suoi nuovi studi "partendo dalle meditazioni sull'esistenza di Dio e sull'immortalità dell'anima", volutamente escludendo dai suoi piani le questioni teologiche e "le materie inerenti alla rivelazione", ma senza mai trascurare gli studi di fisica, tra i quali comprendeva anche quelli di medicina (anatomia) e di chimica .Nel corso dell'estate del 1633, terminò il suo trattato sul Mondo, che racchiudeva in sintesi "l'insieme delle sue conoscenze sulle cose materiali". Pervenutagli la notizia della condanna di Galileo, e "ritenendo che la teoria del movimento della Terra fosse la più verosimile e la più adatta a spiegare tutti i fenomeni", così da averla messa a fondamento della sua opera, decise però di non pubblicare il suo scritto.Passarono gli anni fino al 1637, quando le insistenze dei numerosi estimatori lo persuasero a pubblicare a Leida i suoi "Discours de la methode pour bien conduire sa raison et chercher la verite dans les sciences. Plus la dioptrique, les meteores et la geometrie qui sont des essais de cette methode", i quali comprendevano parte di quanto era stato già precedentemente elaborato per il trattato sul Mondo.

Nonostante Cartesio avesse evitato di proposito la lingua dei dotti, ed eliminato il suo nome dal libro, crescevano di pari passo la fama e l'ostilità alle sue idee. Tra le prime università che possono dirsi "cartesiane" va annoverata quella di Utrecht, da dove pure fu rivolta a Cartesio, nel giugno del 1639, la prima accusa di "ateismo", che tuttora accompagna alcune interpretazioni del suo pensiero. Nel 1641 vide la luce, a Parigi, la seconda opera del filosofo, questa volta scritta in latino, "Meditationes de prima philosophia in qua Dei existentia et animae immortalitas demonstrantur" (il testo venne pubblicato in francese soltanto nel 1647), seguita da una serie di "Obiezioni" e di "Risposte" dell'autore. Successivamente, Cartesio si risolse a riprendere in mano l'intera materia che aveva avuto intenzione di esporre nel suo mai pubblicato trattato sul Mondo, rielaborandola però all'interno di una nuova cornice concettuale, che comprendesse anche il suo sistema filosofico. Nascono i 4 libri dei "Principia Philosophiae" (1644), un vero e proprio testo di "fisica teorica", che comprende la famosa "teoria dei vortici", ed al quale si ispira certamente Newton per confutare la concezione del mondo cartesiana nei suoi "Philosophiae Naturalis Principia Mathematica" (1687) - le due specificazioni che appaiono nel titolo rispetto a quello scelto da Cartesio essendo molto significative sulle differenze di impostazione tra i due grandi creatori di "sistemi".

Al centro di numerose polemiche che lo infastidiscono sempre più (nel maggio del 1647 l'università di Leida emana un decreto per "proibire di fare da allora in poi menzione di Descartes e delle sue idee nelle lezioni"), Cartesio pensa di lasciare definitivamente il suo esilio volontario in Olanda per fare ritorno in Francia, quando riceve l'invito da parte della regina Cristina di Svezia a recarsi a Stoccolma per metterla al corrente di persona della sua filosofia. Cartesio parte per la Svezia (ottobre 1649), dopo aver portato a termine e consegnata per la pubblicazione la sua ultima grande opera, il "Traite des passions de l'ame". Nel febbraio del 1650, i rigori del clima svedese gli procurano una polmonite che ne provoca la morte.

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