Dalla geografia del mare all'oceanografia scientifica

5. I contenuti del progetto

di Annalisa Plaitano

 

 

Tre grandi fili conduttori hanno ritmato il denso programma: i seminari teorici, le visite guidate e la sperimentazione diretta con il materiale oceanografico.

Attraverso lezioni sulla storia dell’oceanografia, sugli strumenti di misurazione antichi e moderni e sulla collezione di libri, mappe e carte nautiche, gli studenti hanno potuto immergersi nella materia e comprenderne le sue origini. Alle lezioni frontali sono state affiancate anche discussioni di gruppo e proiezioni di filmati, ad esempio il documentario L’ultimo viaggio del San Giuseppe II e il film La tenda rossa.

La città portuale della Spezia, base della nave Vespucci, ospita diversi luoghi importanti per la ricerca marina. Durante il progetto gli studenti hanno avuto la possibilità di visitare il Centro di Supporto e Sperimentazione Navale della Marina Militare che sviluppa programmi scientifici e tecnologici soprattutto nel campo dell’elettroacustica, e il Centre for Maritime Research and Experimentation della NATO, la cui unità ingegneristica sperimenta prototipi e simulatori frutto della propria ricerca in campo oceanografico.

 

F4 lezione vespucci

foto copyright Marina Militare

 

 

F5 lezione vespucci

foto copyright NATO

 

 

F6 vespucciInoltre all’interno dell’Arsenale Militare si trova il Museo Tecnico Navale recentemente rinnovato che custodisce, tra l’altro, importanti testimonianze dell’evoluzione degli scafandri dei palombari. 

Un istituto superiore nautico della città possiede un planetario grazie al quale i ragazzi hanno appreso come calcolare le coordinate celesti e come funziona il sestante.

Infine i ragazzi hanno preso il largo sulla nave Bersagliere della Marina Militare: hanno potuto visitare la plancia, osservare la strumentazione di bordo e sono stati informati sulle recenti missioni della nave, tra cui l’operazione Mare Sicuro.

L’attività più apprezzata dagli studenti è stata senza dubbio l’osservazione diretta degli strumenti oceanografici. Di seguito qualche strumento presentato e, in alcuni casi, anche utilizzato.

Lo strumento più antico osservato è il sestante (XVII secolo, forse anche precedente), con il quale si misura l’altezza degli astri sull’orizzonte per la navigazione astronomica, ma può essere utile anche per la navigazione costiera. Il funzionamento si basa sulle leggi di riflessione di un raggio di luce su una superficie piana.

Il disco di Secchi (1865) è un disco bianco o a quadranti bianchi e neri, usato per misurare la trasparenza dell’acqua. Si immerge con un sistema di zavorra e nella parte superiore una corda metrata dà l’indicazione della profondità massima alla quale il disco resta visibile.

 

F4 lezione vespucci

foto copyright Giancarlo Azzerboni

 

Si passa poi a uno strumento del 1904, il correntometro Ekman. Esso misura la velocità della corrente grazie al conteggio dei giri di un’elica e la sua direzione nel tempo con un sistema meccanico a base di pallini di piombo. È probabilmente il primo strumento di misurazione comandato a distanza.

 

F9 vespucci2

foto copyright Annalisa Plaitano

La bottiglia Nansen, inventata nel 1910, è un sistema di prelevamento dell’acqua che prevede anche due termometri. Essa viene calata aperta in acqua e azionata dalla discesa di un peso detto messaggero. A questo punto, rovesciandosi verticalmente, il recipiente che ha raccolto l’acqua si chiude e i termometri registrano la temperatura per quella profondità.

 

F9a vespucci2

foto copyright Annalisa Plaitano

Una variante più semplice e più moderna è la bottiglia di campionamento. Si tratta di un tubo aperto alle due estremità, le quali si chiudono dopo aver raccolto l’acqua da prelevare. In questo modello la chiusura avviene automaticamente quando la bottiglia tocca il fondo.

 

 

F10-11 vespucci

foto copyright Giancarlo Azzerboni

Il correntometro Lerici, utilizzato a partire dal 1967, registra la velocità della corrente grazie ad un rotore e la direzione grazie ad un volano.

 

F12 vespucci

foto copyright Annalisa Plaitano

Il correntometro acustico MAVS-3 misura velocità e direzione della corrente. Ad un'estremità si trova un trasmettitore che emette delle pulsazioni acustiche e all'altra si trova un ricevitore che raccoglie i suoni in arrivo, dopo che hanno attraversato l'acqua. Per analizzare la corrente che è passata attraverso lo strumento viene utilizzato un principio chiamato effetto Doppler.

F13 vespucci

foto copyright Annalisa Plaitano

XBT (eXpendable BathyTermograph) è un batitermografo che permette di misurare le temperature dell’acqua secondo la profondità. Questo tipo di dati è molto importante perché condiziona la propagazione del suono in acqua (con conseguenze sul sistema dei sonar). XBT viene lanciato da un propulsore al quale resta legato tramite un filo di rame. Durante la discesa XBT invia i dati registrati. Quando la bobina di filo si è srotolata completamente, il filo si stacca e la misurazione è finita. Gli XBT sono ancora utilizzati oggi perché presentano il vantaggio di poter essere lanciati da una nave in movimento, ma si cercano soluzioni migliori e meno invasive per l’ambiente. Infatti gli XBT sono strumenti a perdere: ad ogni lancio, zinco e altri materiali inquinanti restano sul fondale marino.

 

 

F15 vespucci

foto copyright Giancarlo Azzerboni

La sonda ambientale multi-parametrica è un moderno strumento che rileva molti dati contemporaneamente: temperatura, conducibilità dell'acqua (per la determinazione della salinità), torbidità, pH, ossigeno disciolto ecc. Contiene una batteria e una memoria interna nella quale i dati vengono registrati in formato digitale. Questi saranno elaborati in seguito dal software di gestione installato su un computer.

 

 

F16 vespucci

foto copyright Annalisa Plaitano

 

F17 vespucci

foto copyright NATO

 

 

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